Sistema Tessera Sanitaria per psicologi: guida semplice (che nessuno ti ha mai fatto!)

Se chiedi a uno psicologo qual è l’aspetto più odiato della libera professione, dopo “le tasse” arriva quasi sempre lui: il Sistema Tessera Sanitaria.

Un obbligo poco chiaro, spesso spiegato male (e talvolta interpretato peggio), che genera ansia, errori e — nei casi peggiori — sanzioni. Proviamo quindi a fare quello che nessuno fa: spiegarlo in modo semplice, lineare e senza tecnicismi inutili.

Cos’è davvero il Sistema Tessera Sanitaria (STS)

Il Sistema Tessera Sanitaria è il portale attraverso cui vengono trasmesse allo Stato le spese sanitarie sostenute dai cittadini, in modo che possano comparire automaticamente nella dichiarazione dei redditi precompilata.

Gli psicologi rientrano tra i professionisti sanitari obbligati alla trasmissione delle spese. Tradotto: quando fai una prestazione sanitaria a un paziente, quella spesa deve essere comunicata allo STS.

Chi è obbligato all’invio

Devi inviare le spese al Sistema Tessera Sanitaria se:

  • sei psicologo iscritto all’Albo;
  • eserciti come libero professionista;
  • emetti fattura per prestazioni sanitarie verso persone fisiche (pazienti).

Non importa se sei in regime forfettario o ordinario, se lavori in studio o online, o se fai clinica, counseling o supporto psicologico. Se fai prestazioni sanitarie, l’invio allo STS è obbligatorio.

Cosa va inviato (e cosa no)

Vanno inviati:

  • importo della prestazione;
  • data emissione;
  • codice fiscale del paziente (salvo opposizione);
  • tipologia di spesa sanitaria;
  • data di pagamento
  • metodo di pagamento (tracciato/ non tracciato)

Non vanno inviati:

  • contenuto della seduta;
  • diagnosi;
  • appunti clinici;
  • motivazioni del percorso.

Il Sistema Tessera Sanitaria non riceve dati clinici, ma esclusivamente informazioni economiche.

Ogni quanto va fatto l’invio

L’invio è generalmente annuale, entro la scadenza stabilita (di solito fine gennaio dell’anno successivo – per le fatture saldate nel 2025 la scadenza di invio è il 31.1.2026 o meglio, cadendo di sabato, il 2 febbraio 2026). Chi utilizza strumenti automatizzati può invece inviare le fatture con maggiore frequenza.

L’errore più comune: “poi lo faccio”

Rimandare l’invio è uno degli errori più frequenti. Una fattura dimenticata è difficile da recuperare, un importo errato crea discrepanze e il paziente può accorgersene al momento della dichiarazione dei redditi. Trasmettere poi a ridosso della scadenza è estremamente rischioso, poiché si riduce il tempo per eventuali correzioni.

Il diritto di opposizione del paziente

Il paziente può chiedere di non inviare la spesa al Sistema Tessera Sanitaria. La richiesta deve essere esplicita e correttamente registrata. In quel caso, in fase di trasmissione a STS si ometterà la comunicazione del Codice Fiscale del paziente.

Per pazienti stranieri?

Per pazienti stranieri (o anche italiani ma con residenza all’estero) vige la prima regola di STS: obbligo di invio. Quindi li si considera come opposti (cioè che hanno esercitato diritto di opposizione: non pagando le tasse in Italia non potranno detrarre la spesa sanitaria) e si procedere all’invio senza codice fiscale.

Le sanzioni

In caso di mancato invio, invio errato o dati incompleti sono previste sanzioni amministrative (100€ per ogni fattura non trasmessa o non trasmessa nei tempi).

Il Sistema Tessera Sanitaria NON è facoltativo.

PsicoGest e il Sistema Tessera Sanitaria

PsicoGest automatizza la gestione delle fatture sanitarie e l’invio al Sistema Tessera Sanitaria. In questo modo riduce il rischio di errori, elimina le scadenze manuali e ti permette di concentrarti sul lavoro clinico. Con l’invio automatico il sistema procede da sé ad inviare fino a 25 fatture per volta (sì, anche mentre tu stai facendo altro) e le segnalazioni (di accoglimento e/o di errori) sono direttamente nel gestionale: correggere sarà un gioco da ragazzi! E se il paziente si oppone, basta un semplice clic per effettuare poi gli invii STS nel pieno rispetto della normativa.

Bonus Psicologo 2026: come gestirlo (senza impazzire)

Ogni anno il Bonus Psicologo torna a far parlare di sé. Una buona notizia per i pazienti, un po’ meno per i professionisti, che devono districarsi tra codici, portali, scadenze e invii al Sistema Tessera Sanitaria (STS).

Vediamo insieme, con calma e chiarezza, come funziona il Bonus Psicologo 2026, cosa cambia rispetto agli anni precedenti e come PsicoGest può semplificarti la vita.

Cos’è (davvero) il Bonus Psicologo

Il Bonus Psicologo è un contributo economico che permette ai cittadini di accedere a percorsi di psicoterapia presso professionisti iscritti all’Albo.

Il paziente ottiene un codice univoco dal portale INPS e può usarlo per pagare le sedute (massimo 50€ a seduta), fino al raggiungimento del contributo massimo stabilito (che solitamente varia tra 200€ e 1.500€ in base all’ISEE).

Come deve comportarsi lo psicologo

Se un paziente arriva in studio con un Bonus attivo, la procedura corretta è la seguente:

  1. Il paziente ti mostra il codice del bonus.
  2. Tu registri la seduta come “pagata tramite Bonus Psicologo”.
  3. Emetti una fattura (normale, non elettronica) intestata al paziente, indicando il Bonus come modalità di pagamento.
  4. Trasmetti la fattura al Sistema Tessera Sanitaria (STS), esattamente come per tutte le prestazioni sanitarie.

Solo così l’INPS potrà poi rimborsarti correttamente.

Gli errori più comuni da evitare

❌ Inserire il codice bonus nel campo sbagliato

Molti colleghi inseriscono il codice INPS in un punto qualsiasi della fattura. Questo può causare scarti del file XML o problemi nella trasmissione.

❌ Scambiare il Bonus per uno sconto

Il Bonus non è uno sconto né un rimborso: è un contributo pubblico.

Perciò la fattura va sempre intestata al paziente, mai all’INPS.

❌ Dimenticare l’invio al Sistema Tessera Sanitaria

Ogni fattura Bonus deve essere trasmessa all’STS.

Se non lo fai, il paziente potrebbe risultare non beneficiario e tu rischi problemi nei rimborsi.

Bonus Psicologo 2026: le novità

Per il 2026 sono previste alcune semplificazioni, tra cui:

  • rimborso più veloce per i professionisti,
  • sistemi di controllo automatico sui codici bonus,
  • maggiore uniformità tra STS e portali regionali.

La parte burocratica resta però complessa, soprattutto per chi segue più pazienti con Bonus.

Come PsicoGest ti semplifica tutto

PsicoGest dispone di una funzione dedicata per gestire le sedute con Bonus Psicologo in modo automatico:

  • campi specifici per inserire correttamente il codice INPS,
  • invio STS già configurato secondo le regole ministeriali,
  • storico fatture Bonus sempre ordinato e consultabile,
  • gestione chiara dei rimborsi INPS.

In altre parole: tu pensi alla seduta, PsicoGest pensa alla burocrazia.

In sintesi

Il Bonus Psicologo è una grande opportunità per i pazienti e una piccola sfida per i professionisti.

Con gli strumenti giusti, però, può diventare un processo fluido e senza stress.

PsicoGest ti accompagna passo dopo passo nella gestione del Bonus Psicologo 2026, così puoi concentrarti su ciò che davvero conta: il lavoro clinico.

Educazione finanziaria per psicologi: prendersi cura anche dei numeri per prendersi cura di sé

“Prendersi cura dei propri soldi significa prendersi cura della propria professione” — questa affermazione non è un mero slogan, ma un invito a cambiare prospettiva: per chi fa la psicologia non è sufficiente coltivare competenze cliniche e relazionali. Anche il rapporto con il denaro (con le entrate, le uscite, il valore del proprio tempo) è una dimensione che merita attenzione.

Con orgoglio PsicoGest ha stretto una collaborazione con la dott.ssa Simona Muzzetta per proporre un percorso di educazione finanziaria pensato per psicologi e psicologhe — una proposta che va oltre i numeri e tocca storie, emozioni, scelte professionali.

In questo articolo esploriamo:

  1. le ragioni per cui l’educazione finanziaria è spesso trascurata nel percorso formativo dello psicologo,
  2. i nodi profondi che emergono nel rapporto psicologo-denaro,
  3. come è strutturato il servizio di Muzzetta,
  4. perché può essere una risorsa concreta per chi lavora con PsicoGest,
  5. qualche suggerimento pratico da mettere subito in campo.

1. Perché l’educazione finanziaria è spesso un “vuoto” nella formazione dello psicologo

Se chiedi a molti psicologi quando hanno imparato a gestire tariffe, spese, budget e investimenti, probabilmente ti risponderanno “mai, o quasi”. Le università e le scuole di specializzazione offrono moduli su diagnosi, modelli terapeutici, ricerca, ma ben poco — se non nulla — riguardo alle competenze “economico-gestionali”.

Questo silenzio lascia un vuoto che si “colma” spesso con l’improvvisazione, la sperimentazione empirica o imitata da altri colleghi, o peggio con il continuo senso di inadeguatezza: “chiedo troppo poco?”, “quanto vale il mio tempo?”, “come gestisco i mesi in cui fatturo meno?”, “come parlare di costi con i pazienti senza sembrare mercenari?”.

In assenza di una conoscenza consapevole, tanti psicologi finiscono per:

  • lavorare troppo rispetto a quanto guadagnano,
  • non valorizzare il proprio tempo “vuoto” (ad esempio, non considerare i tempi di preparazione, aggiornamento, burocrazia),
  • sentirsi in conflitto emotivo nei confronti delle fatture, del denaro, del valore del proprio servizio.

L’educazione finanziaria non è “fare i conti” soltanto. È capire la logica che sta dietro ai numeri, riconoscerne l’impatto emotivo, farli dialogare con l’identità professionale.


2. Quali nodi emergono nel rapporto psicologo ↔ denaro

La dott.ssa Muzzetta sottolinea bene un punto importante: il denaro non è solo cifre, è “specchio” di chi siamo e di cosa crediamo del nostro ruolo. 

Ecco alcuni dei temi ricorrenti che la consulenza intende affrontare:

TemaDifficoltà comunePerché è importante
Senso di colpa / vergogna“Chi chiede troppo è egoista / chi chiede poco è troppo altruista”Questi sentimenti bloccano la determinazione a stabilire tariffe consone
Autosvalutazione professionaleSottostimare il proprio valore, soprattutto quando si è all’inizioRiduce la sostenibilità nel lungo termine
Tariffazione e costi realiNon considerare costi fissi, materiali, spazi, tempo non clinicoSi rischia di lavorare tanto ma avere margini bassi
Legittimazione a guadagnareTimore di “esser visto come venditore”Rende difficile comunicare con trasparenza il proprio prezzo
Visione del denaro come “male”, “schema rigido”Narrazioni personali e familiari ereditateLimita la serenità con cui gestire entrate/uscite


L’approccio proposto non è un modello unico da applicare indistintamente, ma un percorso personalizzato: numeri sì, ma anche emozioni e credenze. Il denaro, in questo senso, diventa campo di esplorazione.

3. La proposta di PsicoGest in collaborazione con la dott.ssa Muzzetta

Sul sito di presentazione si distinguono due forme di servizio: il Percorso 1:1 e la Consulenza singola. In entrambi i casi, l’obiettivo è una scelta consapevole, priva di pressioni, con materiali pratici e un approccio rispettoso. 

I temi affrontati includono (tra gli altri):

  • leggere i propri numeri senza colpa o vergogna,
  • costruire un budget consapevole,
  • capire il costo reale di lavorare,
  • riconoscere quali aspetti professionali influenzano il guadagno,
  • imparare a parlare di soldi con i pazienti in modo etico,
  • lavorare sul rapporto emotivo con il denaro. 

ATTENZIONE però: non si tratta di corsi di contabilità (non è il nostro mestiere!) né di pacchetti standardizzati, ma di veri e propri percorsi di cura di sé da un punto di vista finanziario.


4. Perché questo servizio è una risorsa concreta per gli psicologi (e soprattutto per chi usa PsicoGest)?

Essendo PsicoGest impegnato nell’offrire servizi di supporto fiscale e gestionale ad ampio spettro agli psicologi, l’integrazione con un percorso di educazione finanziaria “da parte professionale” è strategica:

  • Approccio olistico: PsicoGest si occupa degli aspetti tecnici (fiscali, gestionali), la dott.ssa Muzzetta integra l’aspetto umano-finanziario; prendendo in prestito le sue parole : “loro semplificano la parte tecnica, io aiuto a renderla sostenibile e coerente con l’identità professionale.” 
  • Valore aggiunto per gli utenti: molti psicologi che utilizzano PsicoGest per il supporto gestionale possono sentirsi ancora fragili rispetto al rapporto con il denaro; offrire anche questa dimensione arricchisce la “Esperienza PsicoGest” e la rende più completa.
  • Sinergia di competenze: il servizio della sott.ssa Muzzetta non si sovrappone, ma si integra: non è un “manuale contabile”, ma un percorso personalizzato che dialoga con le esigenze dell’attività psicologica.
  • Promozione etica: il servizio enfatizza che la scelta consapevole e il rispetto sono centrali, il che ben risuona con l’identità professionale dello psicologo.
  • Visibilità e differenziazione: il servizio è inserito nei “Servizi per te” di PsicoGest, offrendo a tutti gli utenti una proposta nuova che difficilmente potrà essere trovata altrove, strutturata in questo modo e calibrata per le effettive realtà degli psicologi.

5. Qualche suggerimento pratico da mettere subito in campo

Per tu che stai leggendo questo blog (quindi psicologo/a interessato/a alla questione), ecco qualche passo utile che puoi iniziare a sperimentare in autonomia, anche prima di avviare un percorso:

  1. Apri il “cassetto” dei numeri Prenditi del tempo per elencare tutte le entrate (tariffe, contratti, collaborazioni) e le uscite (fitti, materiali, aggiornamenti, assicurazioni, tasse). L’obiettivo non è giudicarsi, ma fare chiarezza.
  2. Calcola il “tuo costo orario reale” Non considerare solo il tempo clinico: aggiungi tempo non clinico (preparazione, burocrazia, aggiornamento). Poi dividi il totale desiderato per le ore “fatturabili” realistiche. Questo aiuta a stabilire tariffe che non ti svuotano.
  3. Budget minimo mentale (o reale) Definisci una soglia: “questo è il minimo che devo coprire ogni mese per stare in piedi”. Se il fatturato scende sotto, serve intervenire — riducendo costi o aumentando le sessioni.
  4. Rallenta il giudizio Spesso la fretta o il confronto sociale spingono a decisioni finanziarie non equilibrate. Prima di variare tariffe, fare sconti o accettare contratti “sotto soglia”, fermati e valuta: che impatto ha questo sul mio equilibrio emotivo e professionale?
  5. Parla di soldi (anche) con i colleghi Condividere difficoltà, dubbi, strategie finanziarie con altri psicologi può aiutare a smettere di sentirsi “soli” e rendere più trasparente il tema del compenso.
  6. Sperimenta con un “piccolo progetto” Se vuoi testare la tua capacità di gestire finanze, inizia con un piccolo esperimento: gestisci un budget per un workshop, un mini-ciclo di formazione, o un servizio extra. Applica le regole, registra errori e successi.

Quando senti che da solo non basta, il servizio con la dott.ssa Muzzetta, può diventare un luogo di guida, di sostegno e di cura per quel rapporto denaro ↔ professione che, per troppo tempo, è rimasto trascurato.


In conclusione

L’educazione finanziaria non è un optional: è parte integrante della sostenibilità professionale e della tua salute psicologica come operatore. Il servizio lanciato con la dott.ssa Muzzetta, in collaborazione con PsicoGest, offre una proposta concreta per chi vuole uscire dall’incertezza, mettere ordine e vivere con maggiore serenità il rapporto con il denaro (e quindi anche con sé stessi!).

Se sei psicologo/a e senti che questo aspetto è rimasto in ombra, prendi un’occasione per guardarlo insieme con competenza, empatia e metodo. Con PsicoGest e la dott.ssa Muzzetta, puoi entrare in un percorso in cui i numeri ritrovano un senso dentro la tua identità professionale — e non il contrario. Il servizio è inserito nei “Servizi per te” nel menu laterale del tuo account PsicoGest.

STS: bloccare non ha senso.

Dal 1° novembre 2025 sarà deprecata la funzione “blocca STS” nelle schede clienti PsicoGest.

Preambolo storico.

Con l’avvento di STS, ossia l’obbligo di trasmissione al sistema tessera sanitario delle spese – appunto sanitarie – effettuate dai pazienti, molto è cambiato nell’attività degli psicologi; soprattutto in senso negativo.

In primis l’introduzione di questa “lungaggine burocratica” ha fatto sì che gli psicologi avessero un ulteriore elemento di cui occuparsi. Per questo motivo, piuttosto prontamente, nel 2016 (l’obbligo fu ufficialmente annunciato a settembre 2016, ma aveva valenza retroattiva), in PsicoGest ci siamo subito attivati – benché praticamente appena nati – per introdurre una funzionalità che permettesse di agevolare gli psicologi in questa nuova incombenza.

All’epoca venne inoltre sottolineata la possibilità – per il paziente – di opporsi all’invio: in tal caso, sempre all’epoca, lo psicologo non avrebbe dovuto fare alcuna comunicazione.

Ciò ha portato – come facilmente intuibile – ad una significativa opposizione alla comunicazione da parte dei pazienti, elemento che – nostra illazione – deve aver scaturito qualche interessante riflessione in STS.

Di fatto, dal 2021, questa modalità è scomparsa, ovvero al fine di contrastare la non-comunicazione a STS, è stato introdotto un nuovo sistema per regolamentare il diritto di opposizione del paziente. Tale metodo – in vigore ancora oggi nel 2025 – prevede infatti che per il paziente che si oppone, lo psicologo debba fare un invio a STS senza l’indicazione del codice fiscale del paziente; di fatto una comunicazione anonima.

Ma per quale motivo?

E’ innegabile, se non da un mero ragionamento logico, che oltre all’interesse per la spesa sostenuta ai fini della pre-compilazione del 730 del paziente, vi sia un altro interesse – forse in capo a STS o Agenzia delle Entrate – ossia di avere un indicatore dell’andamento dell’attività degli psicologi, soprattutto a fronte del fatto che gli organi istituzionali (in primis Agenza delle Entrate) non hanno “occhi” sulle fatture emesse, non essendo mai diventate le sanitarie a privati, fatture elettroniche.

Ad ogni modo, con l’avvento del cambio di modalità di trasmissione per i pazienti che esercitavano opposizione, è sorto un interrogativo – a cura di alcuni commercialisti e delle relative interpretazioni – in merito ai pazienti cosiddetti “stranieri”, cioè italiani residenti all’estero, oppure non italiani e quindi non dotati di codice fiscale: Sarebbe da fare la trasmissione a STS in questi casi, oppure no?

In PsicoGest, avendo adattato il sistema alla rivoluzione sulle opposizioni, tale interpretazione – lo ribadiamo, di alcuni commercialisti – ci era risultata “curiosa”, essendo che la normativa di STS appare piuttosto chiara e sintetizzabile su due punti:

  1. OBBLIGO del professionista di trasmettere i dati di spesa
  2. facoltà per il paziente di esercitare OPPOSIZIONE

Tuttavia, provenendo tale interpretazione (che vedeva l’opzione di non-trasmissione per pazienti “stranieri”) da più di un commercialista, essa pareva essere una interpretazione sempre più accreditata, motivo per il quale – di lì a poco – in PsicoGest introducemmo il “Blocco STS”, ossia un sistema, un cursore che se attivato, avrebbe reso la fattura non idonea all’invio a STS decretandone quindi il non invio/ non inviabilità.

Come mai oggi togliamo questa funzione di blocco?

Le motivazioni sono diverse, in realtà, ma tutte nascono da quella principale: perché non esiste questa terza opzione di non-invio di una fattura, essendo in contrasto con quella che è la prima direttiva di STS menzionata sopra: tutti gli psicologi sono obbligati a trasmettere i dati di spese delle fatture dei propri pazienti per prestazioni sanitarie, a STS.

Fosse “solo” questa la motivazione, potremmo anche soprassedere e lasciare comunque la funzione di blocco, per accontentare – diciamola così – quei commercialisti che nonostante tutto patteggiano ancora per la non necessità di invio del caso specifico di cui stiamo parlando.

Purtroppo però, come menzionato prima, vi sono altre due motivazioni che ci inducono oggi a deprecare la funzione, ossia:

  • errore di base: se vi è l’obbligo di invio e si attiva il blocco, non procedendo quindi con l’invio, si contravviene ad un obbligo iniziale indicato da STS, risultando quindi passibili di sanzione;
  • errori nelle attivazioni: in molti casi sono state create schede cliente come “privati”, benché siano poi aziende, attivando il blocco. In questo caso, con scheda di privato, la regolazione STS è infatti presente, ma l’errore sta nella creazione della scheda cliente stessa, con considerevoli ripercussioni fiscali (non si è potuto inserire la piva dell’azienda, né la ragione sociale, né vi è possibilità di emettere fattura elettronica per prestazione sanitaria). La presenza della funzione di blocco in questi casi agevola il non corretto utilizzo della piattaforma, che può avere ripercussioni fiscali significative per l’utente.

Pertanto, con il 1° novembre 2025 la funzione “Blocca STS” verrà eliminata e le fatture per le quali era stata attivata, saranno automaticamente tramutate in opposizione attiva.

Quali implicazioni avrà ciò:

  • per le fatture sanitarie a privati nessuna implicazione di rilevanza: avverranno le comunicazioni di queste fatture (solo del 2025 e solo in presenza di invio automatico STS attivo) con omissione del Codice fiscale, esattamente come la normativa STS prevede. Chi adotta invece invio manuale a STS troverà le fatture come idonee e potrà procedere con il comando manuale.
  • chi invece aveva erroneamente creato schede come privato per aziende, noterà analogo invio a STS (con invio automatico attivo), invii che potrebbero essere rifiutati da STS. In questi casi è comunque altamente raccomandabile correggere le schede cliente.

E per il futuro?

Per le prossime fatture il procedimento (già attivo da anni peraltro) è semplicissimo. Se si imposta una nazione estera, si attiva in automatico l’opposizione STS. Per clienti privati italiani invece è possibile regolare l’eventuale opposizione in scheda cliente (o anche a livello di fattura, tramite il bottone giallo).

Psicologi e IA: minaccia, moda… o possibilità?

Negli ultimi tempi l’Intelligenza Artificiale è diventata un po’ come il prezzemolo: la trovi ovunque. Genera immagini, video, scrive testi, risponde alle mail, cucina (quasi), consiglia film, risolve problemi matematici… e ovviamente, qualcuno ha già iniziato a chiedersi:

“Ma quindi… anche lo psicologo sarà sostituito da una AI?”

Domanda legittima, per carità. Ma se sei uno psicologo (e immaginiamo tu lo sia, se stai leggendo questo articolo sul blog di PsicoGest), potresti aver sentito un brivido lungo la schiena (o un forte prurito alle mani, a seconda dei casi). Perché al netto delle meraviglie tecnologiche, noi sappiamo bene che il nostro lavoro è un’altra cosa.

Psicologo VS intelligenza artificiale: c’è davvero partita?

La psicologia – quella vera – si gioca nella relazione, nella presenza, nel non detto, nell’intuizione clinica, nella storia unica di ogni persona. Serve empatia, ascolto, esperienza, contesto, sguardo…

E no, per ora (e per molti “ora” a venire), nessun algoritmo sarà mai in grado di replicare tutto questo. L’AI può fare molto, certo. Ma non può sentire. E il nostro lavoro è fatto – prima di tutto – di ascolto sentito, partecipato e attivo. Quindi possiamo tirare un sospiro di sollievo: il mestiere dello psicologo non è a rischio estinzione.

E allora perché ne parliamo?

Se non sostituisce, può affiancare.

Perché l’intelligenza artificiale è ormai una realtà se senz’altro rimarrà e si evolverà nel prossimo futuro. In PsicoGest crediamo fermamente nella potenza e importanza della tecnologia, ma non come sostituto dell’essere umano, ma come alleata; come uno strumento, una risorsa e non come minaccia.

Crediamo che uno psicologo, oggi, debba essere messo nelle condizioni di lavorare meglio, con strumenti moderni, ma senza snaturare la propria professione. Per questo è nata P.I.A. – la nostra Intelligenza Artificiale integrata. Un nome semplice, quasi umano, come una collega silenziosa e puntuale.

P.I.A. non cura, non diagnostica, non interpreta.

Ti dà una mano. Ti fa risparmiare tempo. Ti organizza le idee. Può aiutarti a sintetizzare i tuoi appunti clinici, suggerirti come strutturare un’anamnesi, ricordarti elementi emersi in seduta. Sempre e solo a partire da quello che decidi tu, secondo il tuo stile, il tuo metodo e la tua sensibilità.

P.I.A. è un’assistente. E basta.

Se stai pensando “non voglio una AI che mi dica cosa devo fare”, siamo sulla stessa lunghezza d’onda: neanche noi.

Abbiamo progettato (e stiamo ancora progettando) P.I.A. proprio per questo: per essere utile senza invadere, efficace senza intromettersi, intelligente senza mai dimenticare chi è il vero professionista in studio. Se P.I.A. fosse una persona, sarebbe quella “tirocinante” che prende appunti benissimo e che non perde nemmeno una annotazione, che non parla mai sopra i pazienti, non dimentica nulla e… non vuole il tuo posto.

In conclusione: siamo psicologi, non macchine.

Il nostro lavoro è fatto di relazioni vere, di umanità, di presenza. E questo – per fortuna – non è replicabile da nessun algoritmo. Ma se esiste una tecnologia che può alleggerire le incombenze, organizzare meglio le informazioni o semplicemente permetterci di concentrarci di più sul paziente e meno sulla burocrazia… perché non approfittarne?

Con P.I.A. non cambia chi sei. Cambia solo quanto puoi essere più libero di fare bene il tuo lavoro.

E tu, sei pronto/a a provare PIA?

Fattura elettronica sanitaria? Non nel 2025!

Ci risiamo: un “nulla di fatto” anche per il 2025.

Lo diciamo subito ed in maniera chiara ed incontrovertibile, per non alimentare il caos schizofrenico creato (regolarmente ogni anno!) sulla questione: il divieto di fatturazione elettronica per le prestazioni sanitarie a privati è stato prorogato fino al 31 dicembre 2025.

A fine 2024 ricorderete senz’altro l’inattesa proroga del divieto fino al 31 marzo 2025, che ha lasciato presagire un cambiamento (“finalmente” dato che se ne parla dal 2019!) nel sistema di fatturazione delle prestazioni sanitarie ai privati, ma con un ulteriore intervento normativo la proroga è stata nuovamente estesa. Questa volta fino alla fine dell’anno.

Questo significa che gli psicologi e gli altri professionisti sanitari dovranno continuare a emettere fatture cartacee per le loro prestazioni rivolte ai pazienti privati, senza doverle trasmettere tramite il Sistema di Interscambio (SdI). Rimarchiamo il concetto: è un DIVIETO l’emissione di fattura elettronica per prestazione sanitaria a privati, non un consiglio o una possibilità.

Rimarrà quindi poi l’obbligo di trasmissione a STS (Sistema Tessera Sanitaria) una volta che la fattura viene saldata integralmente.

Cosa significa in concreto per gli psicologi?

Nulla di nuovo o che già non si conoscesse: continua a non essere possibile emettere fattura elettronica tramite SdI per le prestazioni sanitarie rese a privati. Questo divieto, introdotto per motivi di privacy, vale indipendentemente dal regime fiscale adottato, quindi riguarda sia chi è in regime forfettario sia chi è in ordinario. La misura nasce con l’obiettivo di garantire la tutela dei dati sensibili dei pazienti, evitando che informazioni sanitarie possano transitare attraverso sistemi non specificamente predisposti per la gestione di tali dati (come ad esempio SDI).

PsicoGest è già pronto e continua a gestire questa regola senza problemi ormai da diversi anni: come sempre, il sistema impedisce il salvataggio di una fattura elettronica sanitaria destinata a un privato, evitando errori e possibili sanzioni. Questo meccanismo automatico rappresenta una garanzia per i professionisti, che non devono preoccuparsi di aggiornamenti normativi o di rischi legati a errori di trasmissione delle fatture.

Oltre a questa funzione, PsicoGest offre un supporto completo nella gestione della documentazione fiscale, snellendo le procedure e permettendo agli psicologi di concentrarsi sulla propria attività clinica senza perdersi tra gli obblighi burocratici. Se conosci colleghi che ancora si arrovellano su questi dettagli, magari è il momento giusto per fargli scoprire PsicoGest. Perché la burocrazia pesa meno quando c’è qualcuno che se ne occupa al posto tuo.

Fattura elettronica sanitaria? Dal 1° aprile!

E’ notizia di questi giorni l’approvazione del “Decreto Milleproroghe 2025” firmato dal governo. Tra le tante proroghe (appunto si chiama “milleproroghe”…) c’è anche qualcosa che riguarda da vicino gli Psicologi e tutti i professionisti sanitari.

Il 1° gennaio 2024 il decreto milleproroghe aveva previsto una proroga del divieto di fatturazione delle prestazioni sanitarie a soggetti privati in forma elettronica. Pertanto per tutto il 2024 (fino al 31.12.2024) le fatture di questo tipo non hanno potuto (e non potranno) essere elettroniche, ma normali.

Proprio dal decreto 2024 si sapeva già che fine anno/ inizio 2025 avrebbe costituito un cambio e… così è stato, ma solo in parte.

Nel 2025 infatti, tutte le fatture – anche le sanitarie a privati cittadini – saranno elettroniche. Con un piccolo “MA”, però. Sì perché nel decreto Milleproroghe 2025 è stato ulteriormente prorogato il divieto di tali fatture in formato elettronico ma, diversamente dagli anni passati, la proroga non si estenderà fino al dicembre 2025.

Leggiamo nel Decreto:

“Si proroga al 31 marzo 2025 il termine dell’esenzione dall’obbligo di fatturazione elettronica delle prestazioni sanitarie verso consumatori finali.”

Ciò significa quindi che fino al 31 marzo 2025 vigerà il divieto di fatturazione elettronica per una prestazione sanitaria erogata ad un privato (ad esempio un paziente). Dal giorno dopo invece, una medesima fattura dovrà essere in formato elettronico, quindi con invio a SDI.

Come ci si comporterà con STS? Quali accorgimenti si dovrà avere? I clienti privati dovranno avere un codice destinatario?

Ancora non si hanno risposte a queste domande. Presumibilmente STS rimarrà come incombenza degli Psicologi e degli altri sanitari. Anche la mancanza di un codice destinatario (il paziente potrebbe infatti non disporne e non ha al momento obbligo di averne uno) non dovrebbe essere un problema (già nel 2024 si sono emesse fatture elettroniche a privati, solo non sanitarie!), essendo che al paziente si consegnerà sempre una copia cortesia, mentre la fattura vera e propria sarà trasmessa a SDI (e quindi sarà visibile nel cassetto fiscale del paziente).

Ma dovremo ancora attendere per avere approfondimenti in merito. Sempre che, ora di marzo, non vengano stabilite nuove proroghe. Ciò è infatti possibile qualora, ad esempio, il Garante della Privacy non manifestasse soddisfazione per gli accorgimenti adottati da AdE per la ricezione di documenti fiscali riguardanti dati sensibili.

Staremo a vedere.

Vai al comunicato del Governo

Io? Invio! – Quando fare gli invii STS.

Annosa questione è quella relativa a STS e ai suoi invii con una domanda che prevale spesso sulle altre: QUANDO?

Psicologi – ma anche altri professionisti sanitari – spesso si interrogano su quando sia il momento migliore, o quello più giusto/ corretto per fare gli invii a STS delle spese sostenute dai propri pazienti. Si apre quindi una voragine di idee, teorie, filosofie che portano a risposte spesso diverse fra loro, talvolta in contrasto. Vediamo quindi di fare un pò di chiarezza.

Partiamo con il dire quindi che – fino al 2024 – STS stesso stabilisce 2 (due) scadenze precise, due punti temporali fermi ed inconfutabili: il 30 settembre (dell’anno in corso) e il 31 gennaio dell’anno dopo. Queste sono le due date collegate con la “trasmissione/ invio” a STS delle fatture di spesa. Poi ci sono due date aggiuntive (indicativamente 8 giorni – ossia praticamente una settimana – le summenzionate, ma – attenzione – solo per le variazioni.

E queste due date (30 settembre e 31 gennaio) sono anticipate da una parolina che spiega piuttosto chiaramente quando effettuare gli invii; la parolina in questione è “entro“.

Vi è un’ulteriore specifica per comprendere quale delle due scadenze (le chiamiamo così proprio perché “anticipate” dalla parola “entro” – come la mozzarella: “Consumare preferibilmente ENTRO…”), poiché non vi è possibilità di libera scelta tra una delle due scadenze e la seconda non è semplicemente l’ultima scadenza possibile.

Nello specifico quindi:

  • entro il 30 settembre dell’anno in corso si inviano le fatture saldate nel 1° semestre dell’anno corrente (1° gennaio – 30 giugno)
  • entro il 31 gennaio dell’anno successivo si inviano le fatture saldate nel 2° semestre dell’anno in corso (1° luglio – 31 dicembre)

L’accento si pone quindi sulla data del saldo della fattura, cioè del pagamento completo di una determinata fattura, anche perché a STS si inviano i dati “di spesa”, quindi di qualcosa che è stato comprato, pagato, che costituisce per il paziente una spesa. Una fattura emessa ma non saldata non costituisce una spesa (e non può quindi essere inviata a STS).

Ma torniamo al nocciolo della questione: quando inviare?

A seconda della data di spesa, ENTRO una delle due date. Questione semplice penserai tu che stai leggendo. Invece spesso non è così. Come dicevamo all’inizio, spesso si incistano convinzioni bizzarre (anche, a onor del vero, alimentate dai cambiamenti delle istruzioni di STS nel corso degli anni, come l’invio “mensile” mai entrato in vigore e sempre riproposto e paventato). Non è pertanto infrequente che alcuni colleghi vadano in panico verso la fine di un qualunque mese (non relativo o concomitante con le scadenze di cui sopra), convinti di dover trasmettere tutte le fatture del mese (e solo quelle!). Ribadiamo: NON È COSÌ.

Non vi è alcuna necessità di inviare, ad esempio, entro fine aprile le fatture pagate ad aprile, evitando di inviare ad esempio quelle di marzo o febbraio. STS non richiede assolutamente questo (non nel 2024 almeno).

Avere quindi un sistema di invii automatici in cui impostare una data di inizio e di fine di invio non ha alcun senso (può avere senso la data di inizio, ma non quella di fine).

Posso inviare una fattura saldata a luglio a settembre? – Sì, certamente. La fattura saldata a luglio ha come scadenza di invio a STS fine gennaio dell’anno successivo, ma nulla vieta di inviarla prima. Purché l’invio avvenga ENTRO il 31 gennaio. Non vi è obbligo di inviare PRIMA una fattura di un’altra, STS non “guarda” l’ordine di invio. Posso inviare prima le fatture di maggio e poi quelle di gennaio… nessun problema.

A metà gennaio posso inviare le fatture di luglio dell’anno prima insieme alle fatture di gennaio del nuovo anno? – Sì, ovviamente. Anche se pertinenti ad anni differenti e a scadenze differenti non vi è alcun divieto di inviare con largo anticipo le fatture di spesa a STS, essendo sempre nel concetto di “entro la data di xy”.

Ok, ma quindi: quando invio a STS?

Anche subito dopo aver ricevuto il saldo di una fattura. L’importante è non passare/ bucare/ sforare le scadenze che STS impone.

In PsicoGest, attivando l’invio automatico, una fattura viene inviata (se idonea, ossia anche con una data di pagamento) “subito”, non appena diviene pronta. Per la precisione gli invii automatici avvengono ogni 10° minuto di ora. E questo va benissimo: anche se la scadenza di invio di quella fattura è tra diversi mesi, nulla vieta di inviarla subito. Una fattura di gennaio che ha scadenza di invio a settembre può tranquillamente essere inviata a gennaio. Fermo restando che in questo modo si avrà più tempo a disposizione in caso di errori/ correzioni/ modifiche ecc, rispetto ad un invio dell’ultimo minuto, il giorno della scadenza.

Allora conviene inviare subito?

Sì, perché no. Se una fattura è stata emessa ed anche saldata ed è a posto, perché tenerla lì se si sa che sarà soggetta all’invio STS?

Tenere lì una fattura implica il doversi ricordare di inviarla e ogni giorno che passa e in cui la fattura non è stata inviata contiene la possibilità di dimenticarsi dell’invio. Il tempo passa, si hanno tante cose da fare, si emettono altre fatture che parimenti vengono mantenute in attesa… le probabilità di dimenticanza crescono esponenzialmente. Senza contare che la fattura potrebbe contenere un errore: accorgersene prima permette di avere più tempo per la correzione, per richiedere assistenza in caso di difficoltà. Ricordiamo che un mancato invio e/o un invio tardivo oltre scadenza è soggetto a sanzioni!

Inviarla subito invece fornisce immediatamente un feedback: tutto a posto. Fine, non ci si pensa più.

Oppure: errore! Accidenti, correggo subito/ richiedo aiuto per la correzione e ho tutto il tempo per procedere con un nuovo invio.

Togliersi un’incombenza di dosso permette di lavorare più sereni e con minore stress. Ecco perché abbiamo realizzato l’invio automatico di PsicoGest con invio istantaneo (o quasi) della singola fattura non appena pronta.

Articolo scritto in collaborazione con i commercialisti di UnoCheConta, i commercialisti di PsicoGest.

Disclaimer: Le date riportate nell’articolo sono valide per gli anni fino al 2024 incluso. Per anni successivi potrebbero essere state modificate da STS.

La fiscalità per psicologi… resa semplice!

La gestione fiscale è spesso uno degli aspetti più complicati e temuti da chi lavora come psicologo libero professionista. Tra normative in continua evoluzione, adempimenti burocratici e scadenze da rispettare, può sembrare di dover diventare esperti di contabilità per poter navigare senza intoppi nel mondo fiscale. Ma c’è una buona notizia: non deve essere così complicato.

Dopo anni di esperienza maturata grazie a PsicoGest, il gestionale che aiuta migliaia di psicologi a semplificare la loro attività, abbiamo deciso di fare un passo oltre. Il nostro co-fondatore ha raccolto tutte le conoscenze e i consigli pratici in un libro, “Guida fiscale per psicologi”, una risorsa pensata specificamente per i colleghi che vogliono affrontare la fiscalità in modo semplice e sicuro.

Perché “questo”Guida fiscale per psicologi” è diverso?

1. Semplicità e chiarezza: L’obiettivo principale del libro è rendere accessibili concetti fiscali che spesso sembrano (e in parte lo sono) complessi o noiosi. Attraverso spiegazioni semplici, esempi pratici e un linguaggio chiaro, anche chi non ha mai avuto familiarità con questi temi potrà comprenderli senza difficoltà.

2. Orientato alla pratica… degli Psicologi: Non si tratta di un manuale meramente accademico, ma di una guida pratica e specifica per la categoria. Troverai soluzioni concrete per affrontare questioni quotidiane come la gestione delle fatture, la gestione di Sistema Tessera Sanitaria, detrazione delle spese professionali e molto altro. Ogni capitolo è pensato per rispondere alle domande più comuni che vengono fatte ogni giorno da colleghi che utilizzano PsicoGest.

3. Esperienza reale: Questo libro non nasce dalla teoria (ovviamente la contiene in parte), ma dall’esperienza diretta. Negli anni abbiamo visto le difficoltà che psicologi, come te, affrontano nella gestione della propria libera professione. Abbiamo imparato cosa funziona davvero e cosa no, e tutte queste conoscenze sono racchiuse in questa guida.

Cosa troverai all’interno di “Guida Fiscale per Psicologi”:

Meccanismo fiscale e Regimi fiscali spiegati passo passo: Una sintesi ragionata del sistema fiscale e un’analisi chiara dei principali regimi fiscali a disposizione degli psicologi, per aiutarti a scegliere quello più adatto alle tue esigenze.

Fatturazione e adempimenti obbligatori: Come emettere fatture corrette e inviarle al Sistema Tessera Sanitaria, evitando gli errori più comuni. Quali sistemi di correzione adottare e come gestire tutto il processo di fatturazione .

Consigli pratici per risparmiare tempo e denaro: Suggerimenti su come ottimizzare la tua gestione fiscale insieme a tutti gli adempimenti che riguardano gli psicologi, evitando errori che potrebbero costarti caro.

A chi si rivolge:

La “Guida fiscale per psicologi” è pensata per tutti gli psicologi, sia coloro che sono all’inizio della loro carriera e si trovano a dover capire come affrontare la burocrazia fiscale per la prima volta, sia per quelli più esperti che vogliono assicurarsi di non lasciare nulla al caso e migliorare la gestione della loro attività.

Non lasciare che la fiscalità ti freni!

Essere uno/a psicologo/a libero professionista ti dà la libertà di gestire la tua attività come preferisci, ma questa libertà viene spesso accompagnata da una buona dose di adempimenti burocratici (e da conseguenti paure/ angosce). “Guida fiscale per psicologi” ti fornirà tutti gli strumenti necessari per affrontare con sicurezza e tranquillità anche gli aspetti più complessi della tua professione, partendo dal presupposto che la conoscenza (o informazione) è la prima arma con la paura (data spesso dalla non-conoscenza).

Se vuoi semplificare la tua gestione fiscale e dedicare più tempo ai tuoi pazienti, non perdere l’occasione di scoprire come farlo con facilità. Il libro è disponibile ora ed è pronto a diventare il tuo alleato per una gestione serena della tua attività!

Anteprima indice

Le sanitarie saranno elettroniche dal 1° gennaio 2025

Per tutto il 2024 – quindi fino al 31.12.2024 – vige il divieto di emettere fattura elettronica se ciò che si sta fatturando è una prestazione sanitaria e se la fattura è destinata ad un soggetto privato (le due condizioni devono coesistere, per il divieto).

Ma con il finire dell’anno, il divieto verrà meno e quindi sarà per tutti e per tutte le prestazioni erogate (sanitarie e non), obbligo di emissione di fattura elettronica.

Un pò di storia della Fattura elettronica (e dei divieti)

La fattura elettronica è stata introdotta (l’Italia è stata la prima) con diversi scopi, tutti invero proattivi e funzionali: uniformare il sistema di fatturazione, tracciare rapidamente le transazioni, automatizzare e snellire gli aspetti burocratici, ridurre gli errori, ecc. ecc.

Quindi la Fattura Elettronica nasce con uno scopo nobile, nonostante l’aura di sospetto di molti ma che del resto si confà a tutto ciò che attiene alla “novità”. Tutto bene quindi, fino a quando il Garante della Privacy ha voluto approfondire la questione e, a fronte di un sistema di gestione dei dati non ottimale a suo dire (le fatture sono inviate a SDI e chi vede cosa è contenuto nelle fatture?, ndr.), ha introdotto un blocco. Come? Vietando categoricamente la possibilità di emettere fatture elettroniche per alcune categorie specifiche di prestazioni e professionisti.

Tra questi: le prestazioni sanitarie dei professionisti sanitari (come gli psicologi) quando esse sono indirizzate a persone fisiche (quindi fatture intestate ad un codice fiscale e basta, per semplificare).

In attesa che SDI o chi di dovere implemetasse e migliorasse il sistema di gestione dei dati, il Garante ha quindi continuato ad emettere questo divieto o, per meglio dire, ha continuato a prorogare il divieto, anno dopo anno.

Stato attuale (2024).

Venendo ai giorni nostri la proroga del divieto è stata sancita anche a 2024 già iniziato (su questo blog avevamo scritto in previsione della fine del divieto del 2022 e del 2023, poi invece prorogati), perdurando quindi per tutto l’anno, fino al 31.12.2024.

Dal 1° gennaio 2025 però, in assenza di proroghe al divieto (e ricordiamo che l’UE ha più volte sollecitato il passaggio totale alla fatturazione elettronica), anche i professionisti sanitari che fatturano ai propri pazienti le sedute, visite e ogni altra prestazione sanitaria, dovranno emetterla in formato elettronico, come avviene già nei confronti di altri professionisti, aziende e Pubbliche Amministrazioni.

Ma cosa cambia in sostanza?

Nei fatti ben poco. Il professionista potrà comunque consegnare un cartaceo (copia di cortesia al paziente), ma effettuerà un invio della fattura a SDI. Quindi il paziente troverà tale fattura nel proprio cassetto fiscale.

Vantaggiosa sarà poi ad esempio la gestione dei bolli: essendo la fattura elettronica i bolli saranno virtuali e, come avviene già oggi per le altre fatture elettroniche, si potrà pagare comodamente con f24, trimestralmente, accedendo al proprio cassetto fiscale. Con questo sistema inoltre si renderà certa e precisa la gestione dei bolli sulle fatture, spesso mal gestita (o per nulla gestita!).

Altrettanto più vantaggiosa e più ordinata sarebbe generalmente la gestione della fatturazione: emissioni obbligatoriamente precise nei termini di tempi, senza possibilità di errori o fantasismi (fatture retrodatate, recuperate, assegnate ad altri pazienti… azioni non consentite ma che talvolta trovano realizzazione) ed eliminazione del vincolo dell’assenza di buchi nella numerazione progressiva.

Infine: non vi sarebbero più errori di creazione tipo fattura. Ovvero essendo tutte elettroniche non vi sarebbe più il pensiero da parte del professionista di capire – ancora prima di fatturare – quale sistema da adottare per lo specifico caso. Conseguenza: riduzione degli errori di fatturazione e molti meno grattacapi.

E come sarà STS?

Alcuni ipotizzano che avvenendo già la trasmissione a SDI, l’ulteriore trasmissione a STS sarebbe superflua. Vi è però da sottolineare come SDI e STS siano due entità distinte e separate (il Garante infatti ha criticato la gestione di SDI dei dati sensibili e non quella di STS). Non dovrebbe pertanto stupire se rimanesse l’invio a STS, cui si affiancherebbe l’invio a SDI.

Quali sarebbero gli svantaggi della fatturazione elettronica?

Appurati i vantaggi e l’evoluzione che la fatturazione dei professionisti sanitari avrebbe se fosse interamente elettronica, quali sono i “lati oscuri”? Molto semplicemente la modalità per fare queste fatture elettroniche.

Agenzia delle Entrate mette a disposizione – come detto inizialmente – un sistema. Esso è tuttavia articolato, generico e non particolarmente studiato avendo in mente la “user experience”. Tradotto: è alquanto complicato e con… ampissimi margini di miglioramento (per essere gentili ed usare un eufemismo, ndr). E’ gratuito, certamente, ma è molto difficile da usare, soprattutto per chi non è avvezzo e non ha particolari dimestichezze con sistemi informatici in genere.

Come risolvere quindi? La soluzione sta nel ricercare software esterni ad AdE, creati da aziende private. Anche qui la scelta è vasta se si va su prodotti generalisti (cioè che possono essere usabili da diversi professionisti). Come altrettanto variegati possono essere i costi.

In ambito sanitario invece la soluzione è più che mai semplice: PsicoGest (per gli psicologi) e SanitGest (per tutte le altre professioni sanitarie e della salute).

Ad ogni modo non resterà che attendere fine anno per capire cosa deciderà il Garante della Privacy. Le azioni di miglioramento che sono state fatte da SDI saranno sufficienti anche per i professionisti sanitari? Oppure si andrà incontro ad una ulteriore proroga anche per il 2025?

Chi fatturerà, vedrà.

Prova PsicoGest GRATIS